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Lunedì 20 Maggio 2019     -     Redazione via Emilia 49, Tortona (AL)            

L’ombra della ‘ndrangheta su appalti Terzo Valico

Le cosche avrebbero favorito finanziariamente movimenti "Si Tav" per ottenere subappalti nei cantieri del Terzo Valico. Oltre quaranta arresti

Oltre quaranta arresti per ‘ndrangheta tra Calabria e Liguria nell’ambito dell’inchiesta “Alchemia”. Le cosche calabresi avrebbero sostenuto finanziariamente presunti movimenti “Si Tav” con la speranza di ottenere subappalti dei lavori per il Terzo Valico. Questo quanto emerge dalle oltre 1.800 pagine dell’ordinanza di misura cautelare emessa dal gip di Reggio Calabria. La notizia, pubblicata la settimana scorsa dal “Fatto Quotidiano”, ha suscitato l’interesse locale poiché in alcune intercettazioni telefoniche vengono citati nomi noti della politica locale, tortonese e soprattutto novese. In particolare spiccano le intercettazioni di Orlando Sofio (ora in carcere), indicato come uomo di fiducia della cosca Raso-Gullace-Albanese, che pare abbia tentato di ottenere appalti sui lavori del Terzo Valico sfruttando come tramite Libero Pica, già candidato consigliere prima a Novi e poi alle amministrative 2014, a Tortona per Forza Italia, dipendente della società Itinera spa, all’epoca (2012) intestataria di concessioni per la Tav. Pica avrebbe sostenuto di poter ottenere sub appalti per le imprese controllate dalla cosca in cambio di “una mano” a sostenere i movimenti “Si Tav”. Il suo ruolo però verrebbe ridimensionato in una intercettazione tra Sofio e il nipote Francesco (ex Consigliere comunale a Novi), che in quell’occasione nominano anche l’allora Sindaco Massimo Berutti. Nello specifico i due si lamentano delle molte promesse non mantenute di Pica: “Non conta un cazzo Libero! E’ un manovale del partito…”, poi nominano Berutti, definito “Sindaco pezzo di merda di Tortona” da Francesco Sofio, che aggiunge: “sono andato (da Berutti – ndr) una volta e neanche mi ha ricevuto …”. Nei giorni successivi la pubblicazione della notizia, Itinera spa ha rilasciato un comunicato precisando il non coinvolgimento dell’azienda nell’inchiesta, mentre Libero Pica, “dipendente in qualità di fattorino”, è stato sospeso cautelativamente da servizio, anche se nessuna misura è stata presa nei suoi confronti dall’autorità giudiziaria e non risulterebbe indagato.

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