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Lunedì 18 Giugno 2018     -     Redazione via Emilia 49, Tortona (AL)            

Distribuiti 500 mila € a soci Volpedo Frutta ma il 2017 è da dimenticare

Grazie agli investimenti effettuati dai soci sui nuovi impianti negli anni dal 2012 al 2014, la produzione della Volpedo Frutta doveva portare ad un fatturato di circa 3.500.000 euro nel 2017. Purtroppo la gelata di aprile ha colpito duramente il territorio nelle valli Curone, Grue, Staffora e Schizzola. L’ondata di gelo con forti correnti d’aria fredda ed il ristagno dell’aria, ha determinato danni diversi nello stesso comune, ma globalmente molto rilevanti. La siccità nei mesi estivi, con i torrenti della zona in secca ed i pozzi asciutti, ha peggiorato la situazione. Purtroppo si sono avverate le più nere previsioni: il fatturato globale ha superato appena i 2 milioni, 43% in meno di quanto previsto. Con tante difficoltà è comunque stato possibile chiudere il bilancio in pareggio, garantendo una giusta remunerazione ai conferenti e mantenendo in servizio tutti i dipendenti, anche se con qualche giornata lavorativa in meno, consentendo anche alle loro famiglie di superare un anno problematico. Il consiglio d’amministrazione è riuscito a chiudere i conti in pareggio tagliando tutti i costi che era possibile tagliare e facendo tutte le economie di scala possibili. La solidità finanziaria della cooperativa è rimasta intatta grazie alla prudente gestione degli anni precedenti. I numeri dei conferimenti della frutta sono stati veramente disastrosi: per le mele sono stati 170 i quintali nel 2017, contro i 7.000 del 2016; pesche 4.000 q nel 2017, 8.000 nel 2016; albicocche invariate a 1.000 q; susine 600 q nel 2017 contro i 1.600 dell’anno precedente. La produzione di pesche, albicocche e susine, grazie ai nuovi impianti che erano appena entrati in produzione avrenbbero raggiungere nel 2017 rispettivamente: 12.000, 2.200 e 2.700 quintali. Per fortuna la produzione della verdura è stata un po’ più abbondante rispetto al 2016. Un notevole problema è emerso negli ultimi anni, l’abnorme presenza di caprioli, che impedisce l’entrata in produzione dei nuovi frutteti, distruggendo le piante. Non è possibile recintare tutta la valle, sarebbe un passo indietro di 200 anni. Se lo Stato è proprietario della selvaggina, deve rimborsare i danni e non considerare questi rimborsi “aiuti di Stato”, il che praticamente impedisce alle aziende di poterli incassare. La politica deve decidere o si estirpano i caprioli o chiuderanno le aziende agricole.
Gianpiero Chiapparoli

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