Eleva2000
puntosistemi new
Mercoledì 16 Gennaio 2019     -     Redazione via Emilia 49, Tortona (AL)            

Derthona: tante ombre sulla gestione societaria

Non si placano i dubbi sul presente ed il futuro del sodalizio bianconero. Le ipotesi

Nelle ultime settimane, si sono rincorse diverse ipotesi sul futuro del Derthona Fbc 1908, ma per comprendere quali possano essere reali e quali “campate per aria” si deve considerare l’attuale situazione societaria: in pratica, come è costituita ed a chi appartiene la “società sportiva dilettantistica a responsabilità limitata”. Da una semplice visura camerale (datata 11 maggio 2015) si evince che il 90% della proprietà è in capo ad un’altra srl, la “Tortona Communication & Marketing” costituita lo scorso anno con sede in via Canonico Zuffi a Valenza (pare presso uno studio commercialista); il rimanente 10% è invece nelle mani di Tonetto, ma non l’ex “patron” Flavio, bensì del padre Giorgio, classe 1936; come noto, amministratore unico risulta Emanuele Balsamo, mentre è dal 2012 che non vengono presentati i bilanci societari. Seguendo il “filo” della proprietà, un’altra visura della Camera di Commercio di Alessandria rivela che “Tortona Communication & Marketing srl” è all’80% proprietà di Riccardo Sonzogni ed al 20% dello stesso Balsamo; tuttavia amministratore unico risulta tal Luciano Medei, imprenditore 38enne di Alessandria, volto poco noto ai tifosi. Una semplice verifica su un qualsiasi motore di ricerca on line, non associa la figura di Medei al Derthona ma alle sue attività imprenditoriali (titolare di una concessionaria di auto “di lusso”) ed alla vicenda giudiziaria che lo ha condotto agli arresti domiciliari nel febbraio 2014 con l’accusa di favoreggiamento per avere, secondo gli inquirenti, organizzato in concorso con un’altra persona, la fuga dall’Italia di Alessandro Fiori, pluripregiudicato “boss” della droga originario di Sassari, ma attivo nel genovese, attualmente latitante in Sud America. Un quadro quantomai sorprendente che non può che lasciare perplessi i tifosi e sollevare inevitabili domande sulla gestione della società Derthona.

Derthona_Torta

Nel grafico, la composizione della struttura e sottostruttura societaria del Derthona

A questo punto, le prospettive sportive per il Derthona rimangono limitate a due ipotesi: la prima è la prosecuzione, pur con il carico di debiti dell’attuale società. Questa pare la strada che al momento, Sonzogni ed i suoi partner intendono percorrere; l’unico ostacolo all’iscrizione al prossimo campionato di Eccellenza ed alla proposizione della domanda di ripescaggio in serie D, sarebbe la posizione debitoria nei confronti dei tesserati, ma c’è tempo almeno sino alla metà di luglio per trovare un accordo e regolarizzare la situazione. Se non si riuscisse e saltasse l’iscrizione al campionato, rimarrebbe l’unica strada di procedere verso la liquidazione o il fallimento. A quel punto, si aprirebbe la possibilità della costituzione di un nuovo Derthona: da settimane è noto che diversi imprenditori locali sarebbero disposti ad intervenire per sostenere una società “ripulita” dai debiti. Un nuovo soggetto, come auspicato dai soci di “Noi siamo il Derthona” che recentemente sono ritornati in possesso del marchio a suo tempo depositato da Giovanni Icardi (e diverso da quello attualmente in uso, registrato all’Ufficio Brevetti da Tonetto), ripartendo molto probabilmente dalla Promozione; oppure investendo nel Tortona Calcio (ex Tortona Villalvernia) con la prospettiva di ereditare in futuro il nome Derthona, giocando in Eccellenza. Un terzo ed a nostro parere più ragionevole scenario, vedrebbe queste forze sedersi tutte insieme allo stesso tavolo, alla ricerca di una soluzione che possa unire e non dividere le forze “calcistiche” presenti in città.

Liquidazione, fallimento e titolo sportivo

Come anticipato, nel caso in cui il peso debitorio non consenta l’ulteriore prosecuzione dell’attività societaria, due sono le strade possibili. La messa in liquidazione o il fallimento. Nel primo caso, la decisione scaturisce dall’interno, poiché una volta accertata la presenza di almeno una causa di scioglimento del sodalizio, si procede alla nomina di uno o più liquidatori; questi ultimi, dopo aver esaminato la situazione dei conti ed analizzato il rendiconto sulla gestione, depositeranno i bilanci di liquidazione, predisponendo l’apposito piano di riparto per soddisfare le pretese creditorie. Ultimo passaggio, la cancellazione della società dal registro delle imprese, che ne determina l’effettiva estinzione. Per quanto riguarda la seconda ipotesi, il fallimento è determinato dallo stato di insolvenza della società; può essere richiesto dal debitore stesso, da uno o più creditori, dal pubblico ministero qualora risulti nel corso di un procedimento penale, dalla fuga, dalla irreperibilità o dalla latitanza dell’imprenditore, dalla chiusura dei locali dell’impresa, dal trafugamento, dalla sostituzione o dalla diminuzione fraudolenta dell’attivo, o dalla segnalazione proveniente dal giudice che l’abbia rilevata nel corso di un procedimento civile. In ogni caso, sarebbe prima necessario stabilire se il Derthona, in qualità di società sportiva dilettantistica a responsabilità limitata sia assoggettabile o meno alla legge fallimentare. Le disposizioni normative in questione si applicano infatti solamente alle imprese che esercitano un’attività commerciale, ossia un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi. Ma il Derthona esercita un’attività commerciale? Secondo quanto stabilisce lo statuto della società, che ricordiamo ha natura dilettantistica, non sarebbe così, perché il sodalizio si professa senza scopo di lucro. D’altra parte va però rilevato che si tratta di una società di capitali a responsabilità limitata iscritta nel registro delle imprese e che quindi godrebbe della cosiddetta “autonomia patrimoniale perfetta”, che in caso di pretese creditorie, metterebbe al riparo i soci da eventuali azioni giudiziarie nei loro riguardi, costringendo i creditori a soddisfarsi solamente sul patrimonio della società. La giurisprudenza di merito nell’ultimo periodo, si è trovata diverse volte a vagliare l’impatto delle procedure concorsuali nell’ambito dello sport dilettantistico, con particolare riguardo alle società calcistiche, che di anno in anno vedono assottigliare sempre più il proprio numero, schiacciate dal peso di debiti e sciagurate gestioni economiche. A tal proposito, la Corte di Cassazione con una pronuncia del marzo 2014 ha ribadito il principio generale secondo il quale: “Lo scopo di lucro (c.d. lucro soggettivo) non è elemento essenziale per il riconoscimento della qualità di imprenditore commerciale, essendo individuabile l’attività di impresa tutte le volte in cui sussista una obiettiva economicità dell’attività esercitata, intesa quale proporzionalità tra costi e ricavi (c.d. lucro oggettivo)”. Pertanto, senza addentrarci ulteriormente nell’ambito prettamente giuridico, possiamo dire che la natura di impresa commerciale del Derthona, così come quella di qualsivoglia società sportiva dilettantistica a responsabilità limitata, andrà accertata concretamente dal giudice caso per caso, valutando se sia prevalente l’attività sportiva o quella commerciale. L’altro requisito essenziale è di natura dimensionale. Non sono soggetti alle disposizioni fallimentari quegli imprenditori che, con riguardo ai bilanci degli ultimi tre anni, abbiano avuto un attivo patrimoniale inferiore a 300 mila euro, realizzato ricavi lordi inferiori a 200 mila ed abbiano debiti anche non scaduti inferiori a 500 mila. La mancanza di uno solo di questi requisiti consente l’applicazione delle norme fallimentari. Per quanto riguarda il Derthona non è possibile sapere con certezza se abbia o meno il possesso congiunto di queste tre caratteristiche poiché non ha depositato i bilanci degli anni 2013, 2014 e 2015. Ma secondo le indiscrezioni che si rincorrono ormai da tempo, pare proprio che l’ammontare dei debiti complessivi sia superiore a 500 mila euro. Quali sarebbero dunque le possibili ripercussioni sull’attività prettamente sportiva del club? Nel caso della liquidazione si tratta di una scelta autonoma della società, che si presume non iscriverebbe nemmeno la squadra al rispettivo campionato, cessando l’attività in attesa della compiuta liquidazione e della cancellazione a tutti gli effetti dal registro delle imprese. Nel caso del fallimento, la sentenza del tribunale potrebbe arrivare anche con la stagione in pieno svolgimento. Qualora si verificasse uno scenario del genere, con la nomina del curatore fallimentare il club dovrebbe interrompere immediatamente la propria attività, non essendo ulteriormente abilitato alla gestione societaria (salvo che il Tribunale non autorizzi l’esercizio provvisorio dell’impresa per un periodo determinato, al fine esclusivo di portare a termine il campionato), mentre il presidente della Lega Nazionale Dilettanti provvederà a revocare l’affiliazione della società, comportando la perdita del titolo sportivo e lo svincolo di tutti i tesserati. Se il fallimento intervenisse prima della conclusione del girone di andata, le gare precedentemente disputate sarebbero annullate, mentre nel caso in cui si verificasse nel girone di ritorno, le restanti partite verrebbero considerate come perse “a tavolino” con il punteggio di 3-0. Esiste comunque la possibilità di mantenere la continuità del titolo sportivo del club fallito nel caso in cui vi sia il subentro di un’altra compagine dirigenziale, ma a patto che si tratti di una nuova società affiliata alla F.I.G.C., che abbia sede nel medesimo Comune, che acquisti l’azienda sportiva fallita, comprensiva di titolo sportivo e tesserati, accollandosi però i debiti sportivi, versando anche il corrispettivo necessario per “coprire” le pretese creditorie. Nel caso opposto, qualora non vi sia alcun subentro, il titolo sportivo finirebbe invece nell’asta fallimentare al pari degli altri beni compresi nel patrimonio della società. Per quanto riguarda infine l’amministratore, ai sensi delle norme sportive federali, la sua responsabilità andrà accertata in concreto, a meno che non sia già destinatario di provvedimenti interdittivi emessi dall’autorità giudiziaria ordinaria, che renderebbero pleonastico un secondo accertamento da parte della Corte federale, facendone decadere il tesseramento ed impedendogli di ricoprire eventuali cariche dirigenziali anche in altre società.

.