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Martedì 16 Ottobre 2018     -     Redazione via Emilia 49, Tortona (AL)            

Accorpamento Cisa-Csp Novi il Sindaco scrive alla Regione

Riepilogate la ragioni per cui la sede dovrebbe restare a Tortona, ma ancora non sono chiari i criteri per la possibile "fusione". Forza Italia presenta un'interpellanza in Consiglio comunale

Si torna a parlare della vicenda relativa al futuro del Cisa, il Consorzio intercomunale socio assistenziale di Tortona, che la Regione vorrebbe accorpare al Csp di Novi Ligure. Avevamo già trattato nei mesi scorsi la vicenda, riportando l’intenzione da parte dei Sindaci del territorio di trattare con i novesi e la Regione per ottenere determinate garanzie sui servizi e fatto non secondario, sul mantenimento della sede nella nostra città. La direttiva regionale peraltro indicava il termine di sessanta giorni dall’approvazione della legge (ancora però soltanto una bozza) per decidere l’ente capofila. Anche per questo il Sindaco Gianluca Bardone ha predisposto una lettera all’assessore regionale alle Politiche sociali, Augusto Ferrari, inviata in questi giorni, per fare il punto della situazione dopo l’incontro a Torino dello scorso 14 marzo, a cui avevano partecipato anche i Sindaci di Sale Andrea Pistone, Dernice Carlo Buscaglia e Carezzano Luigi Prati. Bardone riepiloga le vicende precedenti del Cisa ed in particolare il trasferimento nella nuova sede all’ex caserma “Passalacqua”, logisticamente importante, dal momento che riunisce in un unico complesso anche la sede del distretto e gli uffici Asl, con il Comune. Poi, il fatto che il Cisa è già stato ente capofila del SIA (Sistema inclusione attiva) e per l’attuale REI (reddito d’inclusione), acquisendo esperienza “sul campo” nel ruolo di coordinatore territoriale. Ma l’aspetto più importante è legato al volume dell’attività svolta, superiore rispetto al consorzio novese, dimostrata anche dalla maggiore quota pro capite per abitante erogata dai Comuni consorziati: 25,50 euro annui per i 40 Comuni del Cisa, 18 euro per i 31 del Csp. Da questo derivano anche bilanci maggiormente “strutturati” sia dal punto di vista economico che dei servizi effettuati, fra cui la gestione diretta di due strutture residenziali per anziani ed un centro diurno, collaborando inoltre con le diverse realtà del territorio (come il centro “Paolo VI” di Casalnoceto, Piccolo Cottolengo o la “Lisino”). A pesare è anche la recente riorganizzazione interna che definisce le aree di competenza dei servizi socio educativi ed amministrativi, con la suddivisione del personale in diverse “squadre” per ciascun ambito di competenza (anziani, disabili, minori, etc). Insomma, le argomentazioni ci sono e all’apparenza, l’unica “voce” a favore del Csp Novi, parrebbe il maggior numero di abitanti sul territorio di competenza, 70 mila contro i 60 mila del tortonese. L’argomento comunque sarà discusso anche nella Commissione Servizi sociali convocata dalla presidente Katia Nalin, martedì 10 aprile alle ore 15.30 in municipio, durante la quale si tratterà  anche dell’accorpamento Aso-Asl Alessandria e della gestione dei migranti. Nei giorni scorsi è stata anche presentata un’interpellanza da parte di Forza Italia sull’argomento che dovrebbe venire discussa nel prossimo Consiglio comunale. Su tutta questa vicenda va fatta una considerazione di carattere politico: al di là della correttezza dell’iniziativa regionale sull’accorpamento dei consorzi socio assistenziali in base dei distretti sanitari (che pare stia causando non poche difficoltà anche nel resto del Piemonte), è evidente che questa battaglia i Sindaci tortonesi vogliono vincerla, soprattutto in considerazione di quanto avvenuto per il declassamento dell’ospedale. Una battaglia certamente meno importante ma comunque fondamentale per non depotenziare ulteriormente il nostro territorio.

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